giovedì 25 giugno 2020

giovedì 25 giugno 2020

Questi ragazzi sono una fonte inesauribile che proietta verso infiniti spunti di riflessione...

Stamattina ho ascoltato il sunto di un libro molto profondo, che parla di una storia d'amore un po' triste in quanto lei è molto malata. L'epilogo del racconto vede la morte di lei, nonostante tutti gli sforzi di lui per aiutarla a vivere, ma la cosa più bella è che lui riesce a comprendere cosa significa donarsi completamente per amore, donare sé interiormente e anche dal punto di vista più concreto, visto che le dona anche sangue e midollo per evitare la sua morte.
La frase che è stata riportata e che faceva da filo conduttore alla storia era "ad occhi chiusi si vede meglio, perché si vede con il cuore", che mi è piaciuta molto e mi ha fatto tornare alla mente la celebre frase del Piccolo Principe, libro-capolavoro che personalmente amo molto.
Il vedere con il cuore è un vedere diverso, fatto di percezioni sottili e di "sesto senso", è un fidarsi di una sensazione che non può essere provata sperimentalmente e in modo matematico. E' qualcosa che ci spinge oltre.
Non ho letto la storia e credo che nemmeno lo farò, ma sono tanti i collegamenti che mi offre e a cui ho pensato, uno fra tutti è l'amore vissuto come dono di sé.
Tante volte ho pensato che amare davvero e senza riserve fosse la cosa più difficile, ma pensandoci meglio credo che ancora più difficile sia farsi amare.
O meglio accettare di farsi amare, cioè permettere a qualcuno di entrare nel nostro mondo, aprire una porta e lasciare che qualcuno possa varcare lo spazio più intimo e personale che abbiamo.
Credo che sia molto più complicato di quanto possa apparire ad uno sguardo superficiale.
E' una conquista molto importante quando riusciamo a dare il permesso a qualcuno di amare noi per come siamo, con tutto quello che sta dentro al "contenitore", di più bello e di meno bello.
E' un cammino di vita piena quando, amando ed essendo amati, ci apriamo agli insegnamenti più significativi: condividere, imparare, scoprire...
E anche intuire che saremo sempre imperfetti, ma, attraverso un Amore più grande, riuscire a provare ad amare a nostra volta; se ci accorgiamo che l'affascinante splendore del volto divino si riflette nel cuore dell'uomo, allora saremo in grado di comprendere non solo che amando l'uomo, amiamo Dio, ma anche che è proprio la potenza di quel riflesso vitale che ci permette di andare al di là e di superare noi stessi nel dono.
Non permetteremo mai a noi stessi di riconoscere come AMORE ciò che esce dal nostro cuore, se prima non lasceremo che qualcuno ci sappia apprezzare per come siamo: nudi, senza maschere e senza inganni, solo con l'essenzialità della nostra anima spogliata di tutto ciò che non è necessario.
Perché l'amore può anche essere complicato e complesso, ma è innanzitutto la nostra sostanza, ciò che siamo nel nostro cuore nel modo più puro e autentico possibile.
Occorre morire a noi stessi per riuscire a rinascere nell'amore.

Che cosa dà FORMA alla vita?
Per rispondere a questa domanda, riporto qui uno splendido sonetto:

Non sia mai ch'io ponga impedimenti
all'unione di anime fedeli; Amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.

Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.

Se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

WILLIAM SHAKESPEARE, Amore è un faro sempre fisso (sonetto 116)