martedì 2 giugno 2020

martedì 2 giugno 2020

Solo pochi giorni fa scherzavo parlando di mutazione genetica riguardo ai molti quadrifogli (+ un pentafoglio) che ho trovato camminando fuori porta.
E oggi di nuovo capita qualcosa di questo genere, forse ancora più particolare; si vede che è un periodo ricco di scoperte legate alle piante e ai fiori!

La mia terrazza è affollata di tanti simpatici "inquilini": piante aromatiche tipo salvia e rosmarino, un piccolo bonsai, il gelsomino della mia nonna, le deliziose viole del pensiero che hanno eroicamente "svalicato" i mesi invernali, le margherite, le rose, il mirto, piantine grasse di vari tipi.
E' una delle piante di rose che mi ha davvero stupito questa mattina, perché ieri si è aperto un piccolo boccio che stavo tenendo d'occhio da qualche giorno.
Ieri non era tanto aperta, quindi non si vedeva, ma stamattina è sbocciata completamente lasciando intravedere un singolare "interno": infatti ho notato che la rosa, piuttosto piccola e non particolarmente bella, nascondeva al suo interno due "centri", due "nuclei", due parti distinte con due indipendenti spirali di petali ed altrettanto due indipendenti "pippolini" di polline. Ho guardato meglio allargando con attenzione i petali e sì, la faccenda stava proprio così!

Come per i quadrifogli la cosa mi ha entusiasmato, allora ho fatto qualche ricerca su internet.
Ebbene ho scoperto che si tratta di una mutazione genetica della pianta: queste di solito sono frutto di manipolazioni per ottenere piante diverse da incroci di altre al fine di variare forme e colori. Il fatto che la mutazione avvenga spontaneamente è qualcosa di piuttosto raro.
Riporto qui sotto le parole del signor Gianfranco Baraghini, che a sua volta cita la signora Anna Peyron, la quale scrive "Sono eventi rari e riconducibili alla fortuna, scoprire una mutazione è il sogno di ogni giardiniere, può succedere infatti che una pianta di rose, ortensie o altra pianta presenti all’improvviso differenze in uno o più rami e/o fiori che presentano differenze non compatibili con le caratteristiche della pianta “originale”."
Da qui Baraghini: "Se ho capito bene, visto che sono eventi molto rari, quando capita è solo un colpo di fortuna e, aggiungo io, l’unico merito del giardiniere è quello di averlo osservato, che comunque non è poco. Se quel ramo che contiene la “mutazione” (del ramo stesso o della foglia e/o del fiore) verrà isolato e riprodotto, si otterrà una nuova pianta a cui dare un nome. Per questo motivo, sto predisponendo per fare talee dai rami che portano quelle che a me sembrano mutazioni genetiche spontanee nella speranza di ottenere piante a cui dare un nuovo nome".
E' molto interessante!
Ma non finisce qui.
Mentre cercavo la spiegazione di questo strano fenomeno, tra le pagine casualmente mi sono stati proposti dei link che rimandavano a dei versi di qualcuno di assai noto: Dante nel XXXII canto del Paradiso cita la cosiddetta "rosa bipartita", che simboleggia il Paradiso stesso, divisa in due parti, o semicircoli, che comprendono l'una coloro che vissero prima del Messia, l'altra ove sono posti coloro che hanno avuto fede in Cristo venuto sulla Terra.
Non conoscevo assolutamente l'esistenza di questa rappresentazione dantesca, devo essermi scordata molte cose della scuola durante gli anni! Che esista un collegamento teologico nella Divina Commedia è davvero molto emozionante!
E allora stasera sarò felice di questa scoperta fuori dal comune e rara, avvenuta spontaneamente, collegata al Paradiso dantesco... beh, più di così!!!
Il signor Baraghini si diceva emozionato delle sue mutazioni e pensava di fare delle talee con i rami dove si era verificata la mutazione per dare un nome suo proprio alla nuova pianta, "il sogno di ogni giardiniere", come sostiene la Peyron.
Credo che non lo farò. Non taglierò il ramoscello per piantarlo separatamente nella speranza che nasca una nuova pianta. Magari in futuro ricapiterà... , allora forse deciderò di farlo. Per il momento darò il nome solo a questa piccola rosa molto particolare..., la chiamerò "Rosa due cuori".


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