mercoledì 24 giugno 2020

mercoledì 24 giugno 2020

Oggi nella città di Firenze, che è la città in cui vivo, si celebra la festa del Santo patrono, ossia San Giovanni Battista.
Di solito è tradizione che di sera venga fatto uno spettacolo pirotecnico, per cui tutti i fiorentini sono presi da un'incredibile frenesia alla ricerca del "posto migliore" per godersi lo spettacolo. Di fatto il tutto si traduce con un gran caos di auto che vanno come impazzite a caccia del parcheggio più improbabile e, quando va bene, si riescono a vedere i fuochi d'artificio stando tutti appiccicati a guardare con il naso all'insù, dicendo contemporaneamente "Ohhh...!" e "Beeeeeellooo!".
A me piace vedere lo spettacolo, a chi non piace sognare un po' guardando lassù... però detesto il carnaio di persone in tutte le sue forme, per cui c'è sempre da ingegnarsi un po'!

Quest'anno niente aggregazione, quindi niente carnaio.
L'alternativa di questo 2020 è uno spettacolo di luci che investe i monumenti più significativi della città, in primis la cupola di Pippo, come piace chiamarla a me confidenzialmente!
Le luci sulla lanterna del Duomo mi riportano indietro ad un altro momento, segnato nella storia come qualcosa di geniale ed originale.
Nel 1978 avevo solo quattro anni, per cui non l'ho potuto vedere perché non lo ricordo, ma un grande maestro d'arte collegò arditamente Forte Belvedere alla Cupola del Brunelleschi attraverso un raggio laser.
Era un omaggio alla città e a Galileo da parte dell'artista che lo concepì all'epoca.
Sono così "preparata" sull'argomento perché l'artefice di tutto ciò è qualcuno che conosco molto bene: la mia tesi di laurea, discussa nell'aprile del 2003, era infatti un lavoro monografico su di lui e sulle sue opere principali.

Ho incontrato tre volte Dani Karavan: a Roma, a Firenze e a Parigi.
Questo artista israeliano originario di Tel Aviv ha un modo molto particolare di interagire con l'arte, che potremmo definire "ambientale". E' stato molto emozionante poterlo intervistare nel suo studio; questa era la parte più importante del mio lavoro di tesi.
Per Karavan, nell'estate del 2002, ho fatto un viaggio in totale solitudine che ha toccato molte città europee, quelle in cui l'artista aveva lasciato il suo segno attraverso opere pensate e progettate per quel preciso luogo.
Norimberga, Stoccarda, Dusseldorf, Bruxelles, Parigi sono alcuni dei luoghi che ho visitato in quel cammino artistico indimenticabile, servito a mettere insieme il suo stile, le foto delle opere dal vivo, il concetto che sta alla base della sua arte.

Questa sera le luci di Firenze "mimano" un contatto luminoso che Dani Karavan ha ideato nel suo pensiero molti anni fa.
Per me, che sono innamorata del moresco Alhambra di Granada, il suo stile di arte non è mai stato il mio prediletto: tutto squadrato, razionale, in cemento.

Questo non toglie che sia stato un grande maestro che mi ha saputo trasmettere ed insegnare molte cose; conoscere di persona un artista di fama internazionale e realizzare un lavoro su di lui è un enorme privilegio.

In questo mio presente, in cui tutta la mia professione, nelle sue diverse sfumature, gira intorno all'ARTE, riesco ad apprezzarlo ancora di più.