mercoledì 29 aprile 2020

mercoledì 29 aprile 2020

Di tutte le correnti artistiche che ho avuto modo di ri-analizzare quest'anno, una che senza dubbio esercita su di me un fascino irresistibile è il Simbolismo.
Si tratta di un movimento rivolto ad un pubblico molto selezionato e in grado di cogliere segni e metafore che vanno oltre la semplice percezione sensoriale di un'opera d'arte.
E' un linguaggio di nicchia e per pochi eletti, che ha prodotto opere non sempre belle, anzi spesso molto discutibili, l'innovazione è che c'è sempre qualcosa di molto profondo da cogliere dietro l'immagine.
Mi affascina l'idea che siano stati inseriti segni che attingono dal mondo classico della mitologia, o che facciano riferimenti più o meno palesi ad ambiti onirici, oppure che si ispirino al linguaggio dei testi sacri; sono simboli che apparentemente hanno un significato, ma è qualcosa che "sta in luogo di", cioè ci proietta su altri sensi e concetti.
Quello che si cerca di raggiungere è una verità nascosta rivelata, spesso solo intuibile e percepibile non grazie alla ragione e all'intelletto, bensì con quella parte profondissima di ognuno di noi, che mantiene celati tesori, sofferenze, meraviglie, doni, paure, desideri, abissi... la nuda essenzialità dell'anima che è come presenza che scuote, che fa vibrare, che permette di sperare in una rivelazione, in un'estrema comprensione di segni che sanno parlare al nostro io più autentico. C'è un mistero connesso a questa possibilità di espressione e anche alla capacità di percepire, un "oltre" radicato nell'autenticità custodita con cura e amore, come un abbraccio che avviluppi esteriore ed interiore, una ricerca di verità che non è possibile arrestare.
La VERITA'.
Gli antichi greci dicevano che è impossibile trovare la verità se non siamo disposti ad accettare anche quello che non ci aspettavamo di trovare; se questo è profondamente vero nei confronti di noi stessi e delle infinite profondità che si nascondono all'interno delle nostre complesse soggettività, è vero anche nei confronti delle arti figurative, a maggior ragione se per svelare un significato ci viene richiesto di esplorare con il cuore e con l'anima.
Curioso, ma questi due aspetti sono in profonda connessione: se accettiamo di accogliere una verità, la quale molto difficilmente sta lì pronta sotto il sole aspettando di essere compresa linearmente, ma è quasi sempre qualcosa di inatteso, imprevisto, inaccettabile, scardinante tutto ciò che è venuto "prima", beh... se accettiamo di essere disponibili a scoprire e a svelare, allora dichiariamo la nostra disponibilità di creature chiamate ad una conoscenza più grande.
Nel momento in cui ci apriamo a questa scoperta, che è in pratica la chiave di lettura della nostra vita terrena in proiezione divina, allora riusciremo a percepire segni, metafore ed allegorie della vita intellegibile; ad un certo punto del cammino si chiariranno tutti i simboli che fino a quel momento ci sembravano incomprensibili.
La stessa perfetta magia accade nell'arte simbolista.
E' la svolta, il momento in cui la luce si irraggia fino a farci commuovere di felicità.