sabato 28/03/2020


Ieri pomeriggio alle 18.00 è accaduto un evento storico grandioso che difficilmente le retine dei nostri occhi dimenticheranno.
Jorge Bergoglio sotto la pioggia battente, che scendeva su una piazza San Pietro deserta, ha utilizzato parole indescrivibilmente belle per parlare  di una tempesta, di una barca, della paura... e di un Maestro che riposa tranquillamente con la pace nel cuore.
Indimenticabili le sue parole, che ci aprono uno scorcio sulle nostre fragilità.
Quanto siamo piccoli e limitati noi umani... abbiamo la capacità di non riuscire mai a vedere come stanno le cose...
Questo tempo di prova ha un grande merito, quello di mostrare in modo impietoso il meglio e il peggio di ognuno di noi, come se fosse una "cartina al tornasole". E' proprio lampante e chiaro come mai prima d'ora.
Mi è capitato in questi giorni di pensare alla strana analogia tra le mascherine sanitarie, che tutti siamo obbligati ad indossare, e le maschere che ciascuno si pone sul volto ogni mattina quando sia alza dal letto.
Le mascherine della pandemia in atto non sono altro che la beffarda metafora delle maschere della nostra vita!
Ognuno di noi infatti nasconde sé stesso al mondo con vari artefici e protezioni per non mostrare ciò che sta dietro, la nostra parte più fragile e vulnerabile, il nostro "vero-io" con tutte le sue paure.
Perché sentiamo questa necessità? Per il turbamento che provoca il giudizio degli altri... per il timore di scoprire che non siamo invincibili... per mille altre ragioni... Quella parte che ci impegniamo tanto a nascondere, però, è quella più vera. Spesso è una parte che non riusciamo ad accettare per tanti motivi e che, nel nostro delirio di onnipotenza umano, talvolta giudichiamo "brutta".
Non esistono parti "brutte" o da mutilare. Se ci appartengono, penso che faccia parte dell'atto di amore verso noi stessi provare ad accettarle e a volere loro bene, anche alle parti "brutte"... o scomode... o in qualche modo diverse.
Quando riusciremo a fare questo, non sarà più necessario indossare nessuna maschera di depistaggio, ma saremo sereni e pronti per metterci a riposare accanto a quel Maestro che non teme le tempeste, che le sa dominare, ma che soprattutto ci invita a non aver paura della bufera, perché per quanto la barca possa venire sballottata in qua e là, non affonderà.
Concludo con la frase più bella del discorso che è stato pronunciato ieri:
"E' il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è".
E' una frase durissima che ci arriva come un pugno che lascia senza respiro, ma dobbiamo avere il coraggio di essere sinceri.
Per noi che cosa conta e cosa passa?

venerdì 27/03/2020


In questi giorni mi capita spesso di sentire che il lato emozionale affiora con forza in tanti momenti della giornata, è come avere una ferita viva costantemente esposta; me ne accorgo soprattutto perché mi capita di commuovermi per piccole cose che succedono, oppure ascoltando una bella musica che mi appassiona, o ancora leggendo parole su libri e testi che sento profondi.
Stamattina mi è capitato di ripensare ad un ricordo, che non so nemmeno da dove ho ripescato.
Quando ero una bambina più o meno di una decina d'anni cominciò a concretizzarsi dentro di me un pensiero... un desiderio importante riferito alla mia nonna.
L'ho sempre percepita come persona buona, autentica e vera e credo che sia la persona che mi ha insegnato la "vita", non con regole scritte e precetti, ma con la semplicità delle sue azioni, con la profonda verità del suo stesso vivere e con poche e pesate parole che sono sempre arrivate dentro di me come frecce di fuoco. Con il suo esempio è stata capace di trasmettermi l'amore; non era una donna che manifestava con gesti affettuosi questo sentimento, ma non ho mai avvertito questo come mancanza, perché la ricchezza di quello che mi donava andava ben oltre.
Insomma mi misi in testa che, quando un giorno l'adorata nonna mi avrebbe lasciato, avrei scritto una lettera al Papa per descriverne la vita, gli episodi e le parole in modo da avviare il suo processo di beatificazione: per me è sempre stata come un angelo, una persona buona ed altruista che si è fatta in quattro per tutte le persone che amava mettendo sé stessa sempre DOPO.
Una persona "santa", pensavo già da bambina...

Questa ferma convinzione che mi ha accompagnato per tanti anni, oggi mi fa sorridere teneramente di quella bambina e mi fa commuovere al ricordo anche mentre scrivo... per ricollegarmi al discorso di prima.
Adesso che lei non è più vicino a me nella sua persona, so che non è necessario scrivere una lettera con una richiesta così singolare per sapere che è sempre stata il mio angelo buono ed amorevole.
Ho pensato spesso a lei in questi giorni: sento come un senso di sollievo a sapere che non è qui adesso a vivere questa situazione difficile e sono felice che sia già "al sicuro".
Non credo che sarei mai riuscita a sopportare l'idea ed il pensiero di lei che in totale solitudine, isolata dal mondo e dagli affetti, lascia questa terra...
Il momento che per noi è scritto essere quello in cui lasciamo la vita terrena, dovrebbe avvenire vicino a chi ami, che ti accompagna a fare questo ultimo passo del cammino. Ma ti accompagna con amore.
Noi ci siamo "aspettate" ed è stato uno dei momenti più forti, belli e grandi che abbia mai vissuto.
In questo momento di contatti negati, ci accorgiamo con precisa nitidezza di cosa sia autentico, di cosa ci ha lasciato una traccia indelebile, della ricchezza del patrimonio che vive in noi grazie ad un legame che non può spezzare nemmeno la lontananza fisica.


giovedì 26/03/2020


Qualche persona con cui ho scambiato due parole in questi giorni mi ha detto di essere annoiato, di provare noia.
Per quanto io non condanni la noia come stato in sé stesso, in quanto ritengo che possa essere generatrice di grandi pensieri,  non credo che in questo caso si possa parlare di NOIA. Noia di che cosa? Il fatto di non avere giornate piene e affollate di persone e di impegni tutti serrati tra loro, ci impone un freno all'improvviso. 
Ma non può essere soltanto questo. 
Per come la percepisco dal mio punto di vista, è il cambiare schema, cioè la scaletta, la routine, ciò a cui siamo abituati...
Essere costretti per forza ad avere parametri, abitudini e riferimenti diversi da quelli conosciuti ci manda fuori di testa ed è difficile "settarsi" su nuove frequenze.
Un ragazzo che conosco con cui ho parlato più o meno un mese fa mi ha detto che la sua vita è sempre uguale tutti i giorni: la mattina porta fuori il cane alle 6.35, rientra a casa tra le 6.42 e le 6.43, fa colazione e finisce alle 6.55, poi prende l'auto e va al lavoro, che non è molto distante da casa. Quello che mi ha colpito quando mi ha raccontato queste cose, e su cui ho riflettuto più volte in questo mese, è stato quando ha detto "L'altro giorno ho trovato chiusa la strada che faccio di solito quando rientro a casa... mi dà fastidio, non so come fare, questa cosa mi fa impazzire...! Io amo quando faccio le cose sempre nello stesso modo".
Gli ho risposto ridendo, per fare una battuta "A me farebbe impazzire sapere che tutti i giorni devo tornare a casa con il cane tra le 6.42 e le 6.43!".
Non era mia intenzione prendere in giro nessuno, ma mi ha davvero lasciato senza fiato.
Quante cose stanno dietro alla sua semplice ed innocente battuta...
Non riusciamo davvero ad avere capacità di adattamento, un po' di elasticità.
Va bene l'abitudine, ma è bellissimo a volte fare tante fantasiose variazioni sul tema!
Non significa non avere riferimenti, anzi... i riferimenti si rinnovano e respirano aria nuova quando si fa un po' di riscontro per far passare la corrente.
Ecco, tutta questa "lungagnata" solo per dire che nel momento attuale dobbiamo fare tutto in modo diverso rispetto ad ogni riferimento avuto fino ad ora.
E' davvero un gran bene!!! Accadesse più spesso! Sia ringraziato il Cielo!
In tutto questo sistema bloccato, che mi sta cominciando quasi a piacere, oggi ho avuto due "idee".
Non sono proprio idee in realtà, sono qualcosa di diverso, ma per ora le chiamerò così. Si tratta di qualcosa che ha acceso la mia giornata rendendomi felice!


mercoledì 25/03/2020


Il 25 marzo è il giorno in cui ricorre la consacrazione della Cattedrale di Firenze alla Vergine Maria, intitolata appunto Basilica di Santa Maria del Fiore.
Giorno importante dunque.
Quello che oggi mi ha riempito di piacevole meraviglia è stata la NEVE.
La trovo una cosa bellissima e non "strana", nonostante siamo quasi ad aprile e la temperatura dolce e mite dei giorni scorsi ha fatto una brusca virata verso il gelo invernale.
La neve è la purezza e il candore, è qualcosa di lieve e silenzioso... qualcosa che assomiglia al SI' più bello di tutti pronunciato da una  creatura splendente ed incontaminata... la mamma Celeste.
Facciamoci ispirare e prendiamo esempio: può sembrare un po' da incoscienti e da folli... corriamo un rischio enorme a fare il passo verso l'ignoto, qualcosa che non riusciamo a vedere..., ma se ci fidiamo di chi ci fa questo invito, possiamo solo chiudere gli occhi e dire il nostro sì con tutto il cuore.

SI'...

martedì 24/03/2020


Fermandosi a guardare dalla finestra ci si accorge di quante luci siano accese nelle case in questo particolare momento, tutti al chiuso e a compiere gesti diversi all'interno dei propri spazi abitativi. I palazzi e i condomini sono punteggiati di tante... tante... luci accese, mai viste così numerose...
Quando cala la sera l'atmosfera si fa ancora più immobile e surreale, tutto tace intorno, non si coglie nemmeno un lieve respiro.
E' qui che si percepisce "tanto" di tutti... il silenzio ci accompagna, le luci accese stanno come piccole fiaccole a farci compagnia e a levare le nostre preghiere verso l'infinito.

lunedì 23/03/2020


Sono trascorse giornate di splendido sole in cui abbiamo assaporato in anticipo la dolcezza dell'aria di primavera; è strano guardarle da dentro, dall'interno di un limite senza potersi "tuffare" dentro tanta meraviglia, si viene a creare un forte contrasto. 

Il tepore crea in noi l'aspettativa della bellezza e dell'attesa, quando sarà di nuovo possibile poter far parte in modo attivo del mondo naturale che abbiamo intorno.
"Tutto ciò che si può avere subito non è mai interessante; l'attesa serve a sublimare il desiderio e a renderlo più potente".