domenica 18 ottobre 2020

domenica 18 ottobre 2020

"Se non riconosciamo una paura o un confine, non riusciremo mai a superarla e ad accettarla".

Così Recalcati nel suo Lessico Civile, che è un po' un lessico universale che riguarda tutti e che a tutti appartiene, definisce ciò che impedisce ad ognuno di noi di varcare una soglia.
Non è sufficiente riconoscere che una paura esiste e che fa parte del nostro bagaglio; sicuramente è già un buon punto di partenza, ma non basta.
Occorre accettare le nostre paure... e accettare vuol dire "voler loro bene".
Sì, volere bene a noi e a tutte le parti che costituiscono il nostro essere; non è facile e a volte serve tempo, servono eventi, cose che accadono per poter capire che la paura è una componente di noi.

Riporto un piccolo esempio che mi riguarda e che utilizzo per spiegarmi meglio.
Volare in aereo, in passato in particolare, non è mai stato uno dei miei passatempi preferiti. Si chiamano "paure irrazionali", proprio perché non hanno un fondamento logico, quindi accettarle è ancora più difficile. Di fronte alle nostre paure siamo spaventati e ci irrigidiamo, come quello che succedeva a me quando dovevo prendere un volo; non ho mai escluso di poterlo fare proprio perché mi "dava noia" essere debole rispetto a questa cosa e volevo, anzi DOVEVO, superare questa paura.
Era come se non accettassi di avere una debolezza... non potevo "darla vinta" alla paura in sostanza!
Nell'estate del 2002 ho fatto il mio lungo viaggio per la tesi che mi ha portato a toccare varie città europee e questo viaggio, per scelta, l'ho fatto in completa solitudine. Compresi i quattro voli che erano previsti nei vari itinerari che erano stati selezionati.
Qualcuno abituato a volare sorriderà pensando che ci sono ragazzini minorenni che fanno voli intercontinentali accompagnati ed assistiti dalle hostess (come capita al figlio di una mia amica che ha il padre americano), ma per me la paura da superare era quella, non altre.

Ho affrontato questi viaggi con tanta paura, respirando in modo profondo e socchiudendo gli occhi al momento della partenza per cercare di trovare la calma e un mio equilibrio, senza dire una parola però, vivendo tutto dentro.
Al momento del decollo dell'ultimo di questi tragitti, ricordo che per la tensione mi scendevano dagli occhi lacrime mute, non riuscivo a trattenerle e ad impormi una disciplina su questa espressione spontanea che fluiva in modo autonomo.
Terrore puro.
Mi sono forzata, ho violentato me stessa perché non accettavo di essere debole e di essere piegata da qualcosa di così stupido e privo di senso, HO SCELTO di farlo, e di farlo da sola, apposta; avrei potuto anche decidere diversamente, invece no!
Ho obbligato me stessa ad affrontare, non senza un'emotività esasperata, quella paura.
Questo è un esempio molto semplice di accettare e provare a superare; è riferito ad un ambito di realtà tangibile.
Peggio è quando le paure sono rivolte più verso l'interno e riferite a vissuti che ci sono piovuti addosso o a vicende che ci portiamo dietro e che magari sono state sotterrate in fondo in fondo per non vederle, non affrontarle, non guardarle in faccia.

Lì il lavoro è molto più faticoso.

Però il superamento di qualunque paura porta alla LIBERTA'.
Alla libertà profonda.
E io non voglio essere schiava della mia paura, VOGLIO ESSERE LIBERA.