domenica 23 agosto 2020

domenica 23 agosto 2020

Un piccolo sasso rotola leggero e si ferma vicino ai piedi; l'attenzione è catturata e lo sguardo si ferma su qualcosa che resta nascosto dietro alle frasche un po' impolverate di un cespuglio selvaggio.
Mi chiedo cosa possa essere e, mentre mi chino per vedere meglio, vedo una piccola bottiglia di vetro soffiato sottile, contiene qualche piccola bollicina d'aria ed è di colore verde chiaro. Apro il tappo di sughero un po' smangiucchiato e prendo il piccolo foglio leggermente sciupato che contiene.
La curiosità aumenta, ma è più forte il senso del mistero... il presagio che quello che sta per presentarsi ai miei occhi è importante.
Apro il foglio.
C'è scritta una poesia famosa che conosco da molti anni.

Ricordo la prima volta che l'ho letta: ero nel laboratorio di chimica con una studentessa americana di seconda media; il suo testo di antologia italiana aveva come titolo i primi versi di quella poesia. Subito ho sentito che era qualcosa che mi apparteneva nel profondo, era una cosa di natura irrazionale, così ho fatto in modo di trovare l'intera poesia all'interno del testo, sentivo che aveva qualcosa da dirmi, era come se sapessi che aveva un messaggio per me, che mi riguardava in qualche modo...
Non l'avevo mai letta e solo dopo ho scoperto che è una delle più belle poesie d'amore che siano mai state scritte. Avevo ragione, la percezione non aveva sbagliato... era qualcosa che mi apparteneva da sempre. Ho sentito come se una luce mi investisse, come se quello che stavo leggendo fosse ciò che stavo cercando, ho provato una sensazione di pace e quiete molto intense, un senso di appagamento dello spirito.

Da quel giorno nel laboratorio di chimica sono passati nove anni.
In quel momento si trattava di un oblio, di una reminiscenza, come di una "velatura" fatta con la tecnica dell'acquerello.
Invece, nella bottiglia che ho stappato, ho trovato quello che NON stavo cercando... almeno in quel preciso momento.
Ho dispiegato il foglio e gli occhi, come increduli e trafitti da quell'oblio fattosi ora reale e tangibile, hanno letto quei versi conosciuti, che sono risuonati nell'anima come il frangersi dei flutti appena accanto a dove mi trovavo, come un'eco che riecheggia nell'atmosfera impalpabile...

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.

E quello che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

(Nazim Hikmet)

Tutto si rinnova dolcemente secondo un significato più Grande.
Davanti a noi c'è una fila di giorni... molti o pochi non ha importanza... ma, come diceva un vecchio saggio tibetano: "fai in modo di viverli alla luce di puro amore".