domenica 4 ottobre 2020

domenica 4 ottobre 2020

Un poema indiano narra la storia di Chaitra e Maitra: un giorno il loro maestro diede a ciascuno di loro una rupia e li condusse in due stanze vuote, quindi chiese loro di riempire le stanze usando quella rupia.
Maitra corse fuori e andò al bazar dove cercò qualcosa che costasse una rupia e potesse riempire quella stanza; ovviamente non c'era nulla di simile per quel prezzo, allora penso: "Andrò dal venditore di rifiuti" e da quello acquistò una montagna di rifiuti che accatastò orgogliosamente nella sua stanza.
Chaitra invece rimase nella stanza a meditare, quindi uscì con calma e comprò una scatola di fiammiferi, un bastoncino di incenso e una lampada ad olio. Accese poi la lampada riempiendo la stanza non solo di luce, ma anche di una squisita fragranza di gelsomino e legno di sandalo.
Quando il maestro andò ad esaminare le stanze, chi avrà lodato?

Riporto un racconto che custodisco come prezioso in quanto mi è stato dato in dono un po' di tempo fa.
Un dono davvero bello che ho apprezzato moltissimo.
Il racconto sembra l'attualizzazione delle nostre vite di oggi, infatti lo scrivo sorridendo, ma con un'amarezza di fondo.
Siamo sempre tutti intenti a circondarci di tanto, di molto, di troppo: parole, oggetti, persone, luoghi... tanto di più di ciò che ci servirebbe.
Talvolta mi viene da pensare che abbiamo bisogno di frastornarci per non trovarci mai a fare i conti con le profondità di noi stessi...
Per un po' questo metodo può funzionare: riusciamo a non pensare e a distrarci da ciò che è essenziale, siamo presi da relazioni superficiali con cui condividiamo lo stretto indispensabile, siamo felici e contenti di poter fuggire sempre in luoghi lontani perché questo accresce il nostro desiderio e bisogno di evasione.
Ma... mi sono sempre chiesta nella vita... arriva un momento della giornata, per tutti, che è la sera. Lì restiamo soli con i nostri pensieri e ripercorriamo i fatti del giorno, ciò che ci ha colpito, deluso, entusiasmato... E' in quel momento che l'uomo resta nudo di fronte a sé stesso e non può fuggire; se ha coraggio di vedere ciò che a volte è difficile da ammettere, prova a scendere nelle sue profonde oscurità, ad essere onesto e sincero, senza maschere né protezioni, e guarda lì dentro.
Nel rumore frastornante della spazzatura non riusciremo mai a vedere un bel niente; troppa distrazione non può e non potrà mai aiutare a fare luce e chiarezza.
Mi affascina il personaggio che non si affanna e che, con calma e decisione, acquista pochi semplici oggetti che servono per "riempire", ma in modo diverso.
Luce e incenso.
Sicuramente preghiera.
Tutto questo però va letto non solo all'apparenza esteriore di quali oggetti in effetti sono, ma di ciò che vogliono significare.
L'incenso suggerisce l'idea di profumo, di valore, di senso, di corposità di vita.
L'uomo che si circonda di spazzatura è colui che dà la priorità alle cose vuote e prive di senso.
L'altro è l'uomo che riempie la stanza di incenso e che si fa pervadere dal profumo e dal senso profondo della vita.

Chi siamo tra i due?
Lo sappiamo chi siamo?
Proviamo ad avere l'onestà di restare in compagnia soltanto della nostra nudità dell'anima: CHI SIAMO???
In compagnia di cosa restiamo alla sera prima di coricarci?
Quale valore vero rimane dentro di noi se togliamo tutto e facciamo tabula rasa di tutti gli orpelli inutili di cui sono circondate le nostre vite?

Se riusciamo a rispondere a questa domanda è già moltissimo, anzi credo che possiamo dire di avere in mano il nostro tesoro.
Tutto il resto non conta poi più di tanto, è un "di più" di cui possiamo fare a meno e che serve solo al nostro ego.
E quando saremo spogliati di fronte alla Verità, lasciamoci avvolgere dal profumo dell'incenso: profumo che rivela, profumo che sale verso l'alto, profumo che dona valore e senso profondi alla nostra esistenza.