giovedì 1 ottobre 2020

giovedì 1 ottobre 2020

Una delle foto che mi resteranno più impresse di questo 2020 è quella che allego alla fine di questo post.
Non la metto di proposito nella pagina MyPhotos, perché lì ho scelto di condividere cose positive, mentre invece guardare questa immagine mi crea disagio.

Ad un primo sguardo niente di particolare, è una fila di auto una dietro l'altra.
Non è una fila qualunque però.
E' la fila di auto che alle 20.50 di ieri sera ho fatto con mio figlio per fare il tampone per il Covid.
L'atmosfera è surreale: si viene accolti da persone della Protezione Civile che smistano il notevole "traffico", le regole sono mascherina su anche dentro l'auto, ma soprattutto niente finestrini aperti. Ti guardi intorno e tutti lì sono per "accertare" qualcosa, quindi statisticamente ci saranno sia positivi che negativi.
Dopo mesi e mesi di bombardamento psicologico in cui apprendi e vedi tutto attraverso i media, trovarsi nel bel mezzo di questa singolare coda fa uno strano effetto.
Ciò di cui non si fa che parlare da febbraio, ciò che è invisibile e si mischia tra le persone subdolamente, ciò che uccide è intorno a te in modo reale, ci sei dentro.

Situazione emotivamente amplificata anche per il fatto di essere con un bambino che si rende conto e capisce ciò che succede, un motivo in più per tentare di essere ottimisti, anche se dentro ti senti come se ti frantumassero.
In fin dei conti è solo un tampone eseguito con la modalità "drive in"...
Ma non è solo questo, è tanto altro insieme, sono migliaia di immagini che si sfogliano davanti agli occhi, un ACCUMULO che si concretizza tutto insieme...
Lui tranquillo e sereno, almeno in apparenza, come se fosse una cosa nuova "da esplorare".
Bravo a eseguire tutti gli step e in pochi passi il gioco è fatto.
Usciamo dal piazzale, siamo un'auto dietro l'altra a ritmo serrato... per la risposta dicono che ci vuole un po' di più perché il sistema è "impallato" per l'esubero di richieste.
Restiamo in silenzio per far scorrere... per lasciar passare...
Poi il rientro a casa e lui, poco prima di andare a letto viene da me e mi dice: "Mamma mi sento un po' stanco..., ma non tanto FUORI, mi sento stanco DENTRO... non so come spiegarmi... è come se avessi fatto la salita del ghiaione in montagna...".
Piccolo amore mio...


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