martedì 15 giugno 2021

martedì 15 giugno 2021

Si arriva ad un'età in cui fare qualche bilancio è inevitabile.
Bilanci di tanti tipi.
Legati alle proprie aspirazioni e realizzazioni che possono essere legate al lavoro, alla famiglia, altre cose ancora, ma anche e soprattutto a sfere legate alla propria personalità ed interiorità.
Che poi detti così sembrano tanti ambiti separati, ma ci sono molte interconnessioni a tanti livelli, quindi la visione di qualcosa è sempre da un punto di vista globale.
E non c'è dubbio che qualcosa scricchiola se non siamo allineati con i nostri veri ideali.
Per ideali penso a cose profonde, che fanno luce su aspetti "grandi" di noi.
A volte passiamo molto tempo ad inseguire progetti che hanno lo scopo di ingigantire l'immagine che abbiamo di noi stessi o, detto con parole più semplici, il nostro ego.
Vecchia storia il nostro ego.
Sempre presente, entrante e pronto a ricordare noi stessi al mondo.
Che ci siamo!
Che esistiamo!
Che siamo qui!
Peccato che il mondo se la cavi benissimo anche senza di noi e che vada avanti alla grande anche da solo.
Che tristezza quando realizziamo questo...
Penso che prima o poi dobbiamo metterla a fuoco questa realtà. Presto o tardi.
Perché la cosa ancora più triste è dedicare la nostra esistenza ad inseguire qualcosa che ci illudiamo ci possa mettere "al di sopra" degli altri... penso al potere più o meno manifestato, alle carriere esasperate, agli scatti di promozione... e poi forse un giorno toglierci gli occhiali con sopra la famosa fetta di prosciutto e realizzare che probabilmente ci può essere ALTRO.
Molto, moltissimo altro.
Sono testimone di un'esperienza che ho ascoltato in cui a causa del lavoro, della sete di comando e della visibilità sono stati lasciati indietro tutti i veri "mattoncini" che rendono una vita degna di essere vissuta in modo che sia permeata dal profondo e misterioso senso dell'esistenza.
Accecati dalla smania di arrivare, non facciamo caso a ciò che conta davvero e ci troviamo, anche senza rendercene conto, a calpestare e rinnegare altri aspetti più autentici che hanno il profondo valore di placare la nostra fame e calmare la nostra sete.
In poche parole l'espressione "ci troviamo con un pugno di mosche in mano" direi che calza proprio a pennello.
Ma siamo destinati ad essere ciechi e sordi.
Peccato.
La bellezza e l'autenticità non possono essere "barattate" con ciò che si trova ad un livello inferiore.
E non c'è sete che si plachi mai abbastanza quando aspiriamo ad elevarci. In qualunque modo esso si compia.
Qualunque! Perché quella sete continueremo ad averla e lì troveremo non solo l'essenzialità di noi stessi, ma l'Oltre.
E' un elevarsi che ci dà un senso, che ci spinge in una direzione di pienezza, che riesce a dare un nome all'amore che abita dentro di noi.