mercoledì 8 aprile 2020

mercoledì 8 aprile 2020

Mai come in questo momento mi sento chiamata alla vita... alla vita... alla VITA!!!
Ci sono mille spunti, riflessioni, energie, passioni che si intrecciano e si accavallano generando qualcosa che forse non sono ancora in grado di capire, ma che mi piace percepire così.
E' un momento di grandissima fecondità di tutti i tipi e da questo punto possono partire nuove strade e intuizioni che aspettano di venire alla luce.
Il momento presente non può essere ignorato e lasciato passare, non può rimanere bloccato; si deve aprire, deve librarsi e LIBERARSI, deve dare e generare il meglio attraverso tanti piccoli pezzetti.
Sono convinta che ci sia un senso profondo a livello comunitario, come segno da interiorizzare, qualcosa che può rilanciare uno sguardo positivo davanti al mondo.
La comunità però è composta da tanti individui e anche ognuno di essi dovrà trovare il proprio senso all'interno del grande senso globale.
Nel nostro ora ci sfugge la possibilità di controllo e non possiamo contenere ciò che vorremmo, i nostri orticelli ordinati e ben "pettinati" vengono buttati all'aria e scombussolati. Lo trovo bellissimo... un rinnovato ordine che si origina dal caos!

Da qui: le ombre possono essere diradate; le situazioni ambigue possono sciogliersi; nuovi occhi possono tornare vedere poco a poco.
Se ci sarà bisogno, saranno cambiati i punti di riferimento, perché no; se ci sarà un significato, penso che sia arrivato il momento di guardarlo senza se e senza ma.
Alziamo lo sguardo e guardiamo davanti a noi, sopra di noi... quelle che fino ad oggi abbiamo considerato le nostre fragilità saranno la forza futura, oggi possiamo essere in grado di trasformarle in una svolta, in una grande forza, nella possibilità sacra di essere semplicemente UMANI.
Non esiste nulla di più bello e vero di questo... la nostra umanità.
La nostra imperfettissima umanità!
Dobbiamo amarla con cura e pazienza, rendere grazie alla nostra umanità piena di difetti che spesso non siamo in grado di accettare.
Il Divino ci ha creati così per volerci bene così, siamo noi che ci ostiniamo a voler essere rigidi e giudicanti verso di noi e verso le nostre ferite, le nostre piaghe e le nostre lacerazioni.
Il Dio in cui crediamo le bacia e le ama le nostre ferite... lo fa con immenso amore di Padre.
Proviamo a farlo anche noi...
Superiamo il nostro limite e proviamo ad alzare lo sguardo verso il Cielo.