sabato 13 novembre 2021

sabato 13 novembre 2021


Ripercorrendo alcuni passaggi di cui ho già parlato nei mesi scorsi, non posso fare a meno di ripensare a come vengono gestite, talvolta, certe situazioni…

A seconda dell’ambito in cui siamo inseriti, infatti, tutti abbiamo regole da rispettare e leggi che non possono essere trasgredite.

La legge è la ferrea convinzione a cui dobbiamo attenerci, costi quel che costi.

Non sono una a cui piace la trasgressione e che non sa rispettare ciò che mi spetta, ma vorrei un attimo provare a dare un senso più ampio a questo discorso.

Non è facile spiegare senza poter entrare nello specifico, ma succede che, infrangendo qualcosa che “non si può fare”, veniamo ad un certo punto richiamati dall’alto.

E qui secondo me si giocano le umanità nel senso profondo del termine.

Nei frangenti più significativi della vita, ci si rivela sempre per quello che siamo: non è tanto il COSA a pesare, ma il COME. Cioè quanto di noi ci mettiamo lì dentro. Potrei azzardare a dire “quanto cuore ci mettiamo”, cioè quanta UMANITA’, quanta volontà abbiamo di comprendere nel profondo chi ci sta di fronte.

Ed è mortificante, credo, trovarsi di fronte qualcuno che ci richiama ad una regola, ad un dovere, ad una disciplina, sottolineando tutto quello che di sbagliato ci può essere, senza sforzarsi di capire cosa ci può stare dietro.

Magari l’amore…

Anzi l’Amore.

E di fronte a questo sono convinta fino alla radice dei miei capelli che tutto crolla.

Chi richiama alla regola non provando nemmeno a soffermarsi sul cuore che ci può essere dietro un comportamento “illecito”, fa un errore mille volte peggiore di chi trasgredisce la regola stessa.

Trincerarsi dietro la legge è facile; provare ad avere un cuore accogliente che comprende le motivazioni dell’amore è cosa rara.

E’ come a scuola: “se non segui la regolina alla lettera, ti sculaccio perché hai fatto il bambino cattivo”.

Provo a buttarla sull’ironia, ma è un’ironia amara, che fa male dentro, che arriva come un pugnale al centro dell’uomo.

Che tristezza sentirsi dire “Fai te…”, ributtando la palla al mittente e lasciando chi ascolta intimorito e sommerso dai sensi di colpa sul significato di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Tanto più se ci sono di mezzo sentimenti, emozioni, bellezza, vita!!!

VERITA’!

E qui sta il punto.

Il perfetto e pedissequo rispetto della regola mi tutela e mi salvaguarda, ma chi non scende calandosi nel cuore dell’uomo è quello che viene definito un “sepolcro imbiancato”!

La verità sta sempre oltre la staccionata. Occorre saltare per incontrarla e viverla fino all’ultimo respiro.

Se mi lascio sopraffare dall’esercizio di un potere nei miei confronti, resto in qualche modo “vittima” di un sistema che è profondamente “tarlato”! Se invece per un attimo provo a mettere un paio di occhiali diversi, mi posso accorgere che c’è ALTRO e che si può vedere tutto da un punto di vista diverso, comprendendo che non si può ridurre tutto ad un discorso di disciplina.

Perbenismi e moralismi attingono direttamente dalla radice dell’ipocrisia.

Che i sepolcri imbiancati, VUOTI e privi di umanità, continuino a contemplare le leggi degli uomini che non si eleveranno mai alla Bellezza di ciò che ci attende e ci è stato preparato con amore come un dono profondamente grande e prezioso.

In quel dono grande e prezioso ci sta dentro tutto l’Infinito Divino.

Sta lì… e sorride dei “sepolcri imbiancati”.

Perché non potranno mai capire, non sapranno mai vedere al di là della staccionata.

E non si renderanno mai conto di cosa significa toccare la pienezza.