sabato 2 maggio 2020

sabato 2 maggio 2020

La porta è un'immagine di grande forza, è davvero di una bellezza straordinaria.
Il senso del passaggio è qualcosa che ci appartiene e può essere riferito a tanti luoghi diversi, a spazi aperti e a spazi chiusi.
Il passaggio attraverso una porta è molto più grande, ha a che fare con la trasformazione di qualcosa che ci appartiene: varcando una soglia, dichiariamo di fidarci e di non temere cosa possiamo trovare al di là, manteniamo viva la meraviglia di scoprire cose nuove, anche se sconosciute, facciamo un tentativo concreto per superare le nostre paure legate a ciò che non conosciamo ma che è stato preparato per noi.
Il passaggio del varco presuppone un atto di affidamento completo, un desiderio di potersi innalzare nel rinnovamento profondo, è un atto che va compiuto ad occhi chiusi, nel senso concreto del termine.
Il passaggio prevede che esista un "prima" e un "dopo".
L'immaginazione ha un impatto forte e credo che sia fondamentale per aiutarci; a me capita spesso di immaginare, è una parte molto presente ed importante per me, forse anche per il lavoro che faccio, ma generare delle immagini ha una valenza efficace e significativa.
Mi immagino questo passaggio verso uno spazio aperto, di ambiente naturale, un po' collinare e con un ampio prato; durante questo attraversamento si acquisisce un senso di libertà e l'uomo da solo non può esserne capace, ha bisogno di essere accompagnato con amore da chi c'è.
Esserci è il segno della presenza; quando diciamo a qualcuno che ci siamo, gli offriamo il nostro sostegno e la possibilità di poter contare su di noi, è un impegno forte, è una parola data. Tradire quella parola, è venire meno a noi stessi, è una promessa (dal verbo latino promitto, "mettere davanti", quindi "avere importanza e priorità") che ci impegna nel profondo, ma che se viene negata, è solo un inganno ed è come se non fosse mai esistita.
La possibilità di esserci, di essere noi stessi, di seguire la verità con fede profonda, ci viene data solo attraversando la Porta: chi riesce a fare questo, potrà godere della Luce di Dio, potrà affidarsi a ciò che non conosce, come ci insegnano sia Maria che Giuseppe, ognuno a suo modo e nella sua personale storia. Il rifiuto dell'affidamento e del varcare la porta decreta la suprema vittoria del proprio Ego su tutto il resto, è un calpestare quel prato pieno di germogli che si offre alla nostra possibilità di innalzarci.
Se smettiamo di voler sempre controllare tutto, se mettiamo a tacere quell'arido egocentrismo che caratterizza le nostre vite, se non inganniamo noi stessi dando prima la nostra parola e tradendo poi la nostra fede e ciò in cui diciamo di credere... potremo attraversare e vivere nella pienezza.
La porta è per coloro che decidono di mettersi in gioco fino in fondo perché si fidano di chi ti fa dono di questa irrinunciabile possibilità.
La possibilità di varcare la Porta ci cambia, ci trasforma, ci offre nuovi significati e ci spalanca lo sguardo verso una vita nuova.
Il "varcare", però, è un atto che va compiuto ad occhi chiusi.