venerdì 14 maggio 2021

venerdì 14 maggio 2021

Ma quanto ci nascondiamo???
Mostriamo fuori sempre un mondo diverso da quello che abbiamo dentro.

C'è un'immagine stupenda che di solito gli insegnanti di Filosofia mostrano agli studenti del quinto anno quando affrontano il discorso sulla psicoanalisi iniziato da Freud e continuato poi da molti altri anche in direzioni differenti.
Il discorso si riprende anche ad Arte, perché i pittori del Surrealismo attingono a piene mani dalle tematiche freudiane e ci sono dei passaggi fondamentali che non possono essere compresi se non c'è a monte un adeguato approfondimento filosofico.
Questa immagine, che ho rintracciato sul web e che riporto qui sotto, è fortemente significativa di quanto sia piccola la parte che emerge e che è visibile rispetto a tutto ciò che sta oltre, sottende, lavora in profondità.
Ci penso.
Mi affascina.
Sia rispetto a me che nei confronti degli altri.
Quanti mondi sommersi riescono a vedere uno spiraglio di luce?
Quanti invece resteranno negli abissi?
E negli abissi ci stanno le paure, le ferite, le sofferenze, i vissuti... ogni frammento, ognuno importante e nessuno trascurabile, concorre a creare la totalità di un essere umano.
Tra di noi interagiamo abitualmente ogni giorno, con molte persone, a tanti livelli; proveniamo da culture differenti, da valori a volte opposti... e quali parti facciamo in modo che si leghino insieme? Che cosa di noi tiriamo fuori da quell'iceberg sommerso?

Se stringiamo un po' il cerchio, cosa è emerso da quelle profondità in questo ultimo anno?
Periodo difficile.
Impossibile azzardarne una lettura adesso a caldo... sorrido quando qualcuno ci prova.
Sono le insicurezze dell'uomo che escono allo scoperto e che cercano una risposta.

In questo ultimo anno, di cosa abbiamo sentito davvero il bisogno?
Che cosa ci è mancato?
Un luogo? Un modo di essere? La modalità con cui l'immagine di noi stessi viene percepita dagli altri? Una persona? Dei rituali che ci legano alla nostra comfort-zone?
Tutto... tanto... resta lì sotto silente.
Negli ultimi mesi  qualcosa è stato obbligato ad uscire fuori e questo perché ci siamo trovati a passare maggior tempo con noi stessi... forse annoiandoci, forse scoprendo o riscoprendo una dimensione spirituale, forse dedicandoci ad un nuovo interesse, forse mettendo a fuoco l'importanza di un legame... magari ci siamo trattenuti, poi lasciati andare, poi trattenuti di nuovo.
Siamo pronti a tornare alla "vita di prima"?
O ci sta stretta adesso?
O ci sta stretto il sistema in cui attualmente siamo "imprigionati"?
Leggere che persone scrivono "rivoglio la mia vita di prima" mi genera una tristezza senza fine, non riesco nemmeno a spiegarlo il senso di vuoto che provo nell'imbattermi in espressioni del genere. Perché siamo egoisti, fermi, bloccati, presuntuosi e non abbiamo capito molto di tante cose. 
Ci sono tante altre riflessioni che mi scaturiscono dentro, ma una cosa penso che sia importante mettere a fuoco: in quell'abisso che sprofonda nelle nostre viscere e che racchiude la risposta a tanti nostri perché, ecco lì c'è da esplorare senza timore e lasciando da parte le paure che spesso ci paralizzano.   
Mi immagino la parte sottostante dell'iceberg come un luogo di grande silenzio, ma se viene smosso in qualche modo, può portare alla luce pezzi di noi, rivelazioni profonde e persino inaspettate.
Si chiama inconscio e sa parlare in modi diversi molto fuori dall'ordinario.
Non è necessario nascondersi rispetto al mondo e neanche rispetto a noi stessi, ma imparare ad ascoltare i messaggi, anche velati, che ci vengono inviati dall'iceberg sottomarino.
Per come la vedo io, penso che lì possa essere racchiusa anche la Verità.
Almeno la parte che ha a che fare con la sfera umana.





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